venerdì, dicembre 15, 2006

Il dugongo (Dugong dugon)

Per molti anni ho inseguito il sogno di incontrare un dugongo. Ne sono rimasto affascinato molti anni fa, da ragazzino, guardando un documentario in TV. Spesso, nei miei viaggi in Indonesia, ne ho sentito parlare dai pescatori, ma sempre in modo vago, con ampi gesti delle braccia ad indicare il mare. Mai un'indicazione precisa, il nome di una baia dove sperare nell'incontro.

L'occasione giusta si è presentata nel marzo 2004, quando ho partecipato al trasferimento di un catamarano da Genova al Mar Rosso. Una volta arrivati, abbiamo avuto la possibilità di girare un po' a nostro piacimento, mentre io insistevo per cercare il famoso dugongo.

Le informazioni raccolte in queste pagine derivano dall'osservazione diretta di due esemplari che ho avuto la fortuna di incontrare in Mar Rosso, nell'aprile 2004

Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Subphylum: Vertebrata
Classe: Mammalia
Ordine: Sirenia
Famiglia: Dugongidae
Genere: Dugong
Specie: Dugong dugon

Il dugongo è il solo mammifero erbivoro esclusivamente marino ed è la sola specie superstite della famiglia Dugongidae. Raggiunge una dimensione massima di 3 metri ed un peso di 400 Kg (alcune fonti indicano 900 Kg). Non esiste dimorfismo sessuale, ma sembra che la femmina raggiunga dimensioni maggiori del maschio. L'esemplare più vecchio studiato è stato una femmina di 73 anni. Il dugongo ha un nuoto lento e aggraziato, con una velocità tipica di 10 Km/h, velocità che può raddoppiare per brevi tratte, in caso di pericolo. Gli spostamenti di oltre 60 dugonghi sono stati monitorizzati con trasmittenti VHF, o via satellite, nelle acque indonesiane e australiane, mostrando che gli spostamenti più lunghi sono generalmente dettati da fattori climatici, come la ricerca di acque più calde nei periodi invernali. Gli spostamenti quotidiani, per alimentarsi, sono dettati anche dalle maree: maggiore è la loro escursione, maggiore è la distanza che il dugongo percorre, a volte aspettando che l'acqua sia alta almeno un metro per poter rientrare nelle baie o nelle lagune dove si rifugia. Alcuni individui hanno fatto spostamenti di centinaia di chilometri in vari mesi, una femmina ha percorso addirittura 600 Km. in 5 giorni, attraverso il golfo di Carpentaria.

ANATOMIA
Di colore marrone molto chiaro alla nascita, si scurisce con gli anni sul dorso e sui fianchi, assumendo una colorazione marrone con riflessi giallognoli. Il corpo massiccio termina con un'ampia coda piatta simile a quella delle balene, con due lobi allungati. La testa ha una forma caratteristica, tondeggiante, con il collo corto e non visibile. Il muso è rivolto verso il basso per facilitare la raccolta delle piante acquatiche dai fondali, mentre il labbro superiore, separato nel mezzo, si protende sopra la piccola bocca. La mandibola e il palato hanno placche cornee, usate per masticare e strappare dal fondo il cibo, che viene sradicato grazie al forte labbro superiore. Lo scheletro è formato da un'ossatura spessa e densa, caratterizzata dalla mancanza di cavità aeree, quindi con elevato peso specifico, che aiuta il dugongo a restare immerso in acqua bassa. I maschi di oltre 12 anni hanno gli incisivi superiori trasformati in zanne, presenti a volte anche nelle femmine di età avanzata. Gli adulti hanno un totale di 10-14 denti. I molari hanno forma cilindrica e sono privi di radici e di smalto. Il naso non ha struttura ossea, la scatola cranica è grossa, in rapporto alla dimensione del corpo, l'arco zigomatico è spesso e profondo. Le narici di grosso diametro, posizionate sul lato superiore del muso, sono separate e hanno una membrana che funge da valvola, per impedire l'ingresso dell'acqua durante l'immersione. Il corpo, protetto da uno spesso strato di grasso e da una pelle resistente e liscia, è ricoperto da corte setole, spaziate di alcuni centimetri. Queste setole si infittiscono sul labbro superiore e sul muso in genere, fungendo da vibrisse, per aiutare il dugongo nella ricerca del cibo, quando esplora il fondale sabbioso col muso. La sua vista è infatti scarsa poichè l’occhio è piccolo e infossato, ma protetto da una membrana nittitante ben sviluppata. Gli arti anteriori si sono trasformati in corte pinne, che non superano i 50 cm, di forma arrotondata e in posizione avanzata, con scheletro osseo ben sviluppato. I piccoli usano queste pinne per nuotare, mentre gli adulti le usano per spostarsi sul fondale quando si nutrono e solo come 'timoni di profondità' durante il nuoto, utilizzando la grossa coda come propulsore.

RIPRODUZIONE e GESTAZIONE
I maschi, durante il periodo dell'accoppiamento, assumono un comportamento aggressivo e si combattono tra di loro per conquistare le femmine. Tentano poi di abbracciare la femmina per accoppiarsi. Forse questo spiega le numerose cicatrici che le femmine hanno sul dorso e sui fianchi. Alcune ricerche indicano che la femmina raggiunge la fertilità a un'età compresa tra i 10 ed 17 anni, anche se una recente ricerca, condotta nello stretto di Torres (Australia), abbassa questa età a 6 anni. La gestazione dura dai 13 ai 15 mesi e viene partorito un singolo individuo di circa 100 cm e 30 Kg (i parti gemellari sono molto rari). Il parto avviene in acqua bassa e il piccolo nuota da solo verso la superficie, per il suo primo respiro. L'allattamento dura dai 14 ai 18 mesi e la crescita è rapida, poiché i piccoli imparano presto a nutrirsi anche di piante fanerogame, sommando questo cibo al latte materno. L'intervallo tra un parto e l'altro è molto lungo, tra i 3 e i 7 anni.

ALIMENTAZIONE
Il dugongo passa gran parte del suo tempo mangiando. Questo avviene generalmente in acque basse (1-6 m.). Si stima che il suo fabbisogno sia di circa 30 Kg. al giorno. La sua dieta è composta quasi esclusivamente da fanerogame (piante marine) delle famiglie Potamogetonaceae, Hydrocharitaceae e Cymodoceaceae. Quando possibile, sradica completamente queste piante, altrimenti si limita a mangiare le sole foglie. Nella sua dieta è molto selettivo, scegliendo cibi ad alto contenuto nutritivo e di facile digeribilità, come i rizomi di piante del genere Halodule ricche di azoto e povere di fibre e Halophila, facilmente digeribili. Preferenza quindi per la qualità e non per la quantità. Occasionalmente si nutre di alge, ma solo quando le fanerogame scarseggiano. Ho personalmente assistito alla “cena” di un dugongo, per un'ora circa. Mi è sembrato molto metodico nel suo procedere lungo il fondale ricco di fanerogame. Si sposta utilizzando le corte pinne pettorali, espellendo nuvole di sabbia e trattenendo il cibo. Ogni 2 o 3 minuti, dopo aver percorso almeno 2 metri, riemerge per respirare, dopodichè si immerge di nuovo e riprende a cibarsi. Non mi meraviglia che possa ingerire, in queste condizioni, anche qualche piccolo crostaceo che si nasconde sotto la sabbia. Il dugongo non ha orari prestabiliti per cibarsi: non si basa sulla posizione del sole, ma sulle maree. Sceglie quindi il momento migliore per entrare nelle baie, dove comunque passa la notte al riparo dalle onde o da altri pericoli, come i grossi squali.

DISTRIBUZIONE
Questa mappa mostra la distribuzione conosciuta del dugongo. Come si può vedere è assai ampia e comprende almeno 37 nazioni, in zone tropicali e sub tropicali, dal Mar Rosso alle isole Vanuatu (Oceano Pacifico occidentale) e nella fascia a cavallo dell’equatore, tra i 26°-27° nord e sud. E' molto difficile oggi stimare la popolazione superstite del dugongo: indagine accurate sono state fatte solo in zone limitate e spesso risalgono a molti anni fa. Sicuramente la popolazione attuale è inferiore rispetto al passato, anche se mancano precisi dati storici per valutarne la riduzione e la frammentazione territoriale. Un segno positivo è invece il fatto che il dugongo sia attualmente ancora presente ai limiti estremi della sua distribuzione storica. Va anche detto che i sistemi di rilevamento in uso sicuramente calcolano per difetto. Attualmente il rilevamento aereo consente stime più accurate (ha anche dimostrato che il dugongo è ancora presente in zone storiche in cui si riteneva estinto), ma per la maggior parte dei paesi e delle aree in esame si può solo contare su avvistamenti saltuari, catture accidentali con le reti e aneddoti dei pescatori locali.

L’articolo è stato concesso cortesemente dall’autore Roberto Sozzani e il testo integrale, più dettagliato e maggiormente approfondito di informazioni e foto, si può trovare nel suo sito.

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domenica, dicembre 10, 2006

Astrospartus

Nome comune: Stella gorgone
Genere: Astrospartus
Specie: Astrospartus mediterraneus
Classe: Echinoderme
Categoria: Ofiure

Il gorgonocefalo Astrospartus mediterraneus è un echinoderma estremamente raro, il suo nome scientifico è dato dall’unione di questi termini: aster = stella e spartos = arbusto.


Tutto il corpo e' rivestito da minuscoli granuli, presenta cinque braccia che si ramificano alla base e le suddivisioni si ramificano ulteriormente in modo da produrre una gran massa di riccioli terminali, ha una colorazione grigiastra o beige.


Grande fino a 8 cm e con apertura massima fino a 40, vive su fondi duri
(rocciosi o detritici) aggrappata alle gorgonie e su fondi mobili (sabbio-melmosi) solitamente dai -30 fino ai -800 mt. (eccezionalmente fra i -10 -25 mt.) piuttosto rara in tutto il Mediterraneo, si rinviene comunemente solo in Algeria.
Ha abitudini notture e fotofoba, di giorno rimane con le braccia contratte verso il lato, infatti questi echinodermi sono molto sensibili alla luce del sole e non la amano partcolarmente, durante le ore diurne si attorciglia, spesso su rami di gorgonie, coprendosi il lato orale con le braccia ramificate per proteggersi il disco centrale dalla luce, mentre durante la notte, allunga le braccia ramificate in caccia di piccoli organismi planctonici di cui si nutre.

Questo animale fa parte degli Echinodermi che comprendono animali di diverso aspetto ma caratteristiche comuni: gigli di mare, stelle marine, ricci di mare, il cetriolo di mare, oloturie, ofiure.


Le ofiure sono comunemente considerate come stelle di mare un po' particolari, in quanto al pari delle stelle sono costituite da un corpo centrale sul quale si innestano alcune braccia: in realtà le differenze tra le due classi sono piuttosto nette, e alcune sono facilmente evidenziabili anche ad un esame esterno superficiale. Le braccia, ad esempio, sono sempre lunghissime rispetto al corpo, serpentiformi, appuntite, e soprattutto prive di solco ambulacrale: i pedicelli, quando presenti, non servono alla locomozione, quanto piuttosto a facilitare la percezione e la presa del cibo.
Le ofiure si spostano grazie ai tentacoli assai mobili e prensili, che sfruttano come appiglio ogni asperità e ogni tipo di oggetto sommerso: l'efficacia di un tale modello di locomozione è maggiore di quel che si pensi, visto che le ofiure possono essere considerate gli echinodermi più veloci.


Gli ofiuroidei sono organismi in maggioranza sciafili, di abitudini prettamente notturne o crepuscolari: di giorno si rifugiano in genere sotto i sassi e tra gli anfratti, lasciando spesso fuoriuscire le lunghe braccia sensibili. Per mezzo di tali braccia le ofiure si procurano il cibo (praticamente qualsiasi sostanza animale che entri nel loro stomaco), portandolo rapidamente alla bocca.


Tutte le ofiure mostrano capacità rigenerative sorprendenti, specie per la rapidità con cui avvengono: quasi tutte hanno la capacità di autotomizzarsi delle braccia, che restano facilmente tra i denti o tra le braccia dell'aggressore mentre l'ofiura si allontana rapidamente. Purtroppo, nonostante si tratti di organismi assai vitali e adattabili, le ofiure vengono raramente importate dai mari tropicali: spesso però è possibile entrare in possesso di piccoli esemplari nascosti all'interno di «rocce vive» o di scheletri di madreporari vivi, in questo caso le ofiure possono vivere a lungo rendendosi utili anche come «spazzini».

Gli Echinodermi rappresentano un gruppo di animali marini, che allo stadio adulto sono principalmente bentonici. Una delle loro caratteristiche principali è la simmetria pentaradiata, anche se quella bilaterale delle larve non si cancella mai completamente. Un'altra caratteristica è la presenza di uno scheletro sotto la pelle (dermascheletro), costituito da numerose piastre calcaree che possono essere grandi o piccole, contigue o no, spesso fornite di tubercoli o aculei. Questo scheletro, composto da carbonato di calcio e magnesio, permette la flessibilità del corpo quando i suoi pezzi sono piccoli e distanziati, come nelle oloturie, o non completamente saldati come nelle stelle; in caso contrario costituisce un rivestimento rigido, come nei ricci.


L'apparato digerente è costituito da una bocca, da un intestino più o meno lungo e ripiegato, e quasi sempre da un ano che, in molti casi, si apre in corrispondenza del polo aborale. I sistemi acquifero, lacunare, e nervoso presentano una disposizione raggiata, che origina da un anello periesofageo. Il sistema acquifero consta di un insieme di canali radiali, ripieni di un liquido acquoso e comunicanti con l'esterno. Dai canali partono dei diverticoli a fondo cieco, allineati in doppia serie, che sporgono all'esterno come piccoli tentacoli: sono i pedicelli ed esplicano funzione sensoriale, respiratoria, spesso locomotoria (pedicelli ambulacrali) e nutritiva.

Il sistema nervoso, costituito da un anello periorale e da cinque tronchi radiali, manca di gangli e ha caratteri di primitiva semplicità. Gli organi di senso sono poco sviluppati: si possono però osservare dei piccoli fotoricettori e, raramente, delle statocisti. I sessi generalmente sono separati; le gonadi possono essere una (oloturie) o cinque (stelle e ricci); non si nota dimorfismo sessuale.